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I ragazzi Marchi

Sarebbe stato impossibile ignorare i ragazzi Marchi. I due fratelli vivevano dall'altra parte della strada. Ambedue erano relativamente piccoli, ma solidi per la loro età, con grosse spalle e pettorali, addominali scolpiti ed arrotondati, bicipiti venati. I loro culi erano rotondi e sodi.
Io ero allenatore di lotta e quei ragazzi erano fatti per la lotta. Potete immaginare il mio piacere quando il loro padre mi avvicinò per chiedermi di prenderli nella squadra. Marco era una versione più anziana dei figli. Massiccio, capelli neri corti, occhi blu ed un timido sorriso. Era stato lottatore ai tempi del liceo e dell'università ed evidentemente aveva continuato con gli allenamenti.
I ragazzi erano molto amichevoli e non timidi, quasi immediatamente mi chiesero se potevano usare la mia piscina ed io diedi il permesso.
Come al solito stavo facendo il mio allenamento mattutino in piscina quando i ragazzi arrivarono per la loro nuotata quotidiana. Dovendo interrompere la mia routine, dissi loro di entrare attraverso il cancello laterale. Sembravano affascinati dalla protuberanza nel mio costume da bagno. Mentre parlavamo, era duro per i due fratelli tenere a lungo gli occhi al di sopra della mia vita.
Normalmente i fratelli arrivavano, salutavano e poi si spogliavano fino agli speedo. Facevano delle vasche come parte della loro preparazione alla stagione di lotta. Un giorno mentre mi stavo allenando sulla panca, notai che la piscina era terribilmente quieta. Girai la testa per vedere cosa stavano facendo i ragazzi.
Marco stava nella piscina, appoggiato ad un bordo e mi guardava intensamente. I suoi occhi erano piantati sul mio inguine mentre io appoggiavo la testa alla sbarra. Michele stava direttamente dietro a suo fratello, le sue braccia avvolgevano affettuosamente le spalle nerborute del fratello maggiore. Dal movimento dell'acqua sospettai che lui stava appoggiato delicatamente al culo sodo del fratello.
Il mio uccello cominciò ad indurirsi nei pantaloncini di lycra. Mi alzai ed aggiunsi altri pesi alla sbarra. I ragazzi furono ancora paralizzati dalla protuberanza nei miei pantaloncini. "Avrò bisogno di aiuto." Dissi loro. "Uno di voi ragazzi mi dà una mano?" Michele aveva smesso di spingere contro il culo di suo fratello e Marco si era girato verso di lui. Dopo una breve discussione Marco uscì dalla piscina e venne verso di me mentre Michele continuava a guardare dall'acqua.
Il ragazzo era pronto ad afferrare la sbarra se necessario. Il mio vero obiettivo era far uscire il cazzo del ragazzo dai suoi speedos e farlo entrare nel mio culo. Feci due set di dieci alzate e poi mi fermai. Mentre pompavo il peso avevo notato che Marco stava avendo una rispettabile erezione nel costume. Finii il terzo set di alzate ed una volta lasciata la sbarra, allungai le mani sopra la testa ed afferrai l'inguine del ragazzo.
"Sembri piuttosto interessato al mio uccello, figliolo. Vuoi vedere di più?"
Marco spinse contro la mia mano che lo esplorava. "Sì, signore. Mi piacerebbe."
Mi tirai giù il costume e liberai il pene eretto e lo scroto gonfio. La carne del ragazzo ora era completamente eretta e spuntava dalla cintura del costume. Vedevo con piacere che suo papà aveva optato per lasciarlo intonso.
Mi tolsi il costume e lo posai accanto alla panca. Michele era a pochi metri da noi con gli speedos intorno alle caviglie e si stava vigorosamente masturbando il grosso cazzo. Mentre avanzava verso di noi con l'uccello in mano, io tirai il costume di Marco alle sue caviglie . Lui ne uscì, io misi una mano intorno alle spalle dei due ragazzi tirandoli a me in modo che i nostri peni si strofinassero insieme.
Michele si rivolse al fratello con un sorriso di accordo: "Vedi, te l'avevo detto che era veramente grosso! È anche più grosso di quello di papà!" L'ultima frase attirò la mia attenzione.
"Avete visto vostro papà con un'erezione?" Chiesi.
Marco sparò al fratello più giovane un'occhiata di avvertimento, ma Michele non la percepì. "Sicuro, che l'abbiamo visto! L'abbiamo toccato. L'abbiamo anche assaggiato."
Mi rivolsi a Marco che ora stava carezzando con esitazione la mia verga dura.
"Così voi ragazzi l'avete fatto con vostro papà?"
"Sì, ci siamo masturbati l'un l'altro, succhiati l'un l'altro, e poi papà ha inculato mee Michele. Lui dice che gli uomini lo fanno quando sono arrapati e non c'è della figa intorno." Rispose Marco.
Io ero vicino a sparare. Tolsi delicatamente la mano di Marco dal mio palo che sbavava. "E' vero, ragazzi. Quello è ciò che fanno molti uomini quando hanno bisogno di scaricarsi. Infatti è quello che noi dovremmo fare adesso, non credete?"
I due ragazzi accennarono col capo e sorrisero. Io avevo un'idea. Guardando Michele gli chiesi: "E tui? Hai fottuto Marco o tuo papà?"
"Io sono il più giovane, io devo essere la topa."
Presi la rigida erezione di seta del ragazzo. "Ti piacerebbe incularmi?"
Gli occhi di Michele si accesero. "Sicuro!" Sorrise. "Per davvero? Mi piacerebbe!" Io afferrai l'erezione di Marco con l'altra mano. "Vi piacerebbe incularmi contemporaneamente?"
Sembrarono scioccati. Questo era qualche cosa che evidentemente non avevano mai fatto col loro papà. "Possiamo farlo?" Chiese a Marco. "Voglio dire, è fisicamente possibile?"
"Sicuro!" Risposi. "Voi ragazzi vi sdraiate sull'erba sula schiena, cazzo a cazzo. Fatemi prendere del lubrificante e vi mostrerò come."
Lasciai i fratelli arrapati per prendere del gel lubrificante. Quando ritornai in cortile Marco e Michele erano sdraiati sullo spesso morbido tappeto erboso della piscina, i loro culi e scroti erano pigiati l'uno contro l'altro. Presi due manciate di gel dalla lattina e cominciai a lubrificare l'uccello rigido di ogni ragazzo. Poi ne spinsi un po' nel mio buco del culo e mi misi coi piedi ai lati delle cosce allacciate dei ragazzi.
Mentre mi accosciavo tenevo insieme i due cazzi rigidi per formarne un grosso pene e pigiai le teste contro il mio buco del culo. Mi spinsi verso il basso costringendo le loro cappelle a passare il mio sfintere e penetrare nel mio culo affamato. Sentii un bruciore momentaneo quando l'anello del mio culo si tese per accogliere il duplice cazzo, poi una sensazione di pienezza e beatitudine
quando la doppia asta scivolò oltre la prostata per riempire completamente il mio buco.
Con la faccia verso Michele cominciai ad incularmi sugli uccelli dei ragazzi mentre prendevo i morbidi capezzoli eretti del bel ragazzo, stringendoli e tirandoli con le dita, facendogli inarcare la schiena e chiudere gli occhi per il piacere.
Continuai a rimbalzare su e giù sul duplice cazzo mentre Michele cominciava a carezzare la mia erezione enorme. Marco cominciò a fottere ardentemente il mio culo, spingendo in su quando io mi accosciavo completamente giù e tirandosi indietro quando alzavo il sedere.
Ci vollero solo pochi minuti prima che Michele cominciasse a gemere e lanciasse un consistente ruscello di sperma dentro di me rivestendo di sborra il cazzo di suo fratello che aveva cominciato a vuotare il suo carico nel mio intestino. Sostituii la mano del fratello minore sul mio uccello con la mia e schizzai il bianco liquido bollente sulla sua faccia ed il suo torace.
Mi tolsi lentamente dagli uccelli colanti dei ragazzi e sentii il mio buco spasimare per il vuoto creatosi, ansioso di essere riempito di nuovo. I ragazzi rimasero sdraiati sull'erba dalla piscina ansimando. Michele si passò una mano sulla faccia coperta di sperma e si succhiò la mia sborra dalle dita.
Mentre ci pulivamo e vestivamo, Marco sembrava piuttosto preoccupato; gli chiesi cosa c'era che non andava. "Non abbiamo mai fatto sesso con qualcuno che non fosse papà. Non voglio nasconderglielo, ma non so come dirglielo."
Gli strinsi affettuosamente la spalla soda. "Non preoccuparti, ci penserò io, fammi chiamare da tuo papà stasera, digli che voglio parlargli per prendervi nella squadra di lotta."
Carlo chiamò quella sera, gli dissi che volevo parlargli dei suoi figli e l'invitai a cena per la sera seguente. Piuttosto di malavogliai accettò ed offrì di portare del vino. La sera dopo all'ora precisa lui era alla mia porta. Gli diedi la mano, lo feci entrare ed accomodare sul divano mentre stappavo il vino.
Quando ritornai in soggiorno mi sedetti vicino al bel papà. Lasciai che la mia gamba pigiasse leggermente contro il suo ginocchio e la sensazione iniziò a far crescere l'uccello nei miei pantaloncini.
Carlo sembrava nervoso e pensai fosse per cercare un soggetto di conversazione. "Prima di tutto volevo dirti che penso che i tuoi ragazzi non avranno problemi di integrazione nella squadra." La faccia di Carlo si accese e sembrò si rilassasse un po'. "Sono forti, veloci e, cosa più importantemente, sono abili. Penso che diventeranno dei bravi lottatori."
Carlo continuò a sorridere. "Speravo che lo dicessi." Mi spiegò."Come forse ti avrò detto io facevo lotta al liceo ed all'università."
Misi una mano sul suo avambraccio muscoloso. "Sembra che continui ad allenarti." Mossi la mano dal braccio dell'uomo ai suoi bicipiti massicci e strinsi delicatamente il muscolo duro come pietra. "Fai ancora lotta?" Carlo sembrò deluso. "No, da anni. Ho paura di essere arrugginito. Vado in palestra, ma non c'è nessuno con cui allenarmi."
Spinsi con più forza la mia gamba contro la sua. "Che ne diresti di un piccolo ripasso? Ho la stuoia nella camera degli ospiti. Potremmo fare un piccolo match prima di cena."
Carlo sembrò un po' combattuto. Si leccò le labbra mentre pensava alla mia offerta. "Forse un'altra volta, ho indosso solo gli shorts." Spiegò. Capii che lo voleva quanto me.
"Ho dei vecchi pantaloncini da lotta che dovrebbero andarti bene." Offrii. "Dai! Sarà divertente!"
Quando mi alzai era ovvio a tutti e due che il mio dick era completamente eretto e pronto per l'azione. Incapace di res****re il mio vicino di casa si alzò ed accennò col capo. Indicando la strada lo guidai nella mia camera da letto.
Presi un paio di pantaloncini da lotta dal mio armadio e glieli gettai. Girandomi la schiena scivolò fuori dei suoi vestiti e indossò gli stretti shorts di lycra dandomi un'eccellente prospettiva del suo bel sedere muscoloso. Io scivolai nei miei a mala pena capaci di stringere la mia erezione nella borsa generosamente proporzionata. Carlo si girò ed arrossì mentre guardava in giù al suo cazzo rigido chiaramente delineato dal lycra. "Bene." Disse alzando le spalle. "Credo di essere pronto."
'Sicuro che lo sei!' Pensai mentre mostravo a Carlo la mia stanza di lotta. "Sopra o sotto?" Chiesi.
"Sotto, credo." Rispose. Carlo si mise a quattro zampe ed io mi inginocchiai accanto a lui, una mano sul suo braccio, l'altra intorno al suo torace massiccio.
Anche con le mie braccio lunghe non riuscivo a trovare una presa comoda. L'uomo poteva essere arrugginito, ma era grosso e sodo. Non sarebbe stato facile.
Al tre tentai di girarlo sopra la schiena, ma lui si lasciò cadere sopra la pancia ed abbracciò la stuoia. Io precipitai sopra di lui. Pigiando il mio torace contro la sua larga schiena, provai a mettergli le mani sotto il torace mentre gli afferravo le cosce tra le mie gambe.
I miei sforzi diedero luogo al posizionare il mio cazzo eretto tra i suoi glutei carnosi. Quando lottò, i suoi muscoli del culo si strinsero spremendoci in mezzo il mio uccello, Carlo rispose spingendo il suo sedere contro il mio cazzo.
Feci scivolare rapidamente le mie mani sotto la sua pelvi afferrando il suo pene con la destra. Sorpreso, Carlo alzò a sufficienza le anche per farmi fare leva e girarlo sopra la schiena. Io piantai il mio culo contro il suo inguine. Il cazzo di Carlo si seppellì nelle profondità del mio culo.
Incapace di spingerlo sul pavimento, spostai le mani sul suo torace e scavai con le dita nelle sode tette carnose dell'uomo. Carlo si irrigidì per la sorpresa. "Nessuno ha detto che dovevamo lottare correttamente!" Lo stuzzicai aumentando la pressione sui suoi pettorali. Carlo apparentemente fu d'accordo perché improvvisamente allungò una mano e tirò giù il davanti del mio costume facendo uscire la mia erezione massiccia. La mia carne precipitò sopra la sua pancia arcuata con un forte ceffone. Distratto dal rumore e dal peso del mio cazzo e delle mie palle, Carlo crollò sulla stuoia con me sopra di lui. Il mio cazzo eretto era pigiato contro la sua pancia dura. Lo tenni per le spalle e portai la faccia vicino alla sua. "Il round è mio." Dissi. "Vuoi tentare di nuovo?"
Carlo mi sorrise cospirativamente. "Sai, mi sto divertendo più di quanto avessi immaginato! Ci puoi scommettere il sedere, voglio la rivincita!"
Carlo si inginocchiò accanto a me ed avvolse il suo braccio enorme intorno al mio torace afferrandomi il braccio con l'altra mano. Il takedown fu veloce e lui riuscì a tirarmi su di se. Sentii l'uccello rigido di Carlo pigiare di nuovo contro il mio sedere.
Carlo fece un ponte costringendo più profondamente il suo cazzo nella valle fra i miei glutei stretti. Invece di rompere la sua presa, feci scivolare le mani dietro di me e gli tirai giù i pantaloncini mettendo in mostra il suo sedere. Usando ambedue le mani afferrai le sue natiche pelose dure come pietra e lo tirai contro di me.
Girai la testa ed eravamo faccia contro faccia.
"Voglio quel cazzo nel mio sedere, amico. Voglio che tu mi inculi per bene!" Ringhiai.
Carlo sembrò considerare la mia proposta. Improvvisamente, crollando sotto me, rilasciò la sua presa, permettendomi di girarmi in modo che giacessi contro di lui, torace a torace, le mie mani che continuavano ad afferrare il suo sedere. "No." Rispose. "Voglio che sia tu ad incularmi! Ho desiderato il tuo cazzo nel mio culo dalla prima volta che ci siamo incontrati."
Non potevo credere a quello che stavo sentendo, ma non avrei certamente rifiutato. Rilasciando la presa sul suo sedere, l'afferrai per le massicce spalle, piantai le mie labbra sulla sua bocca per ricevere un profondo lingua in bocca. Carlo spinse il suo inguine contro il mio lamentandosi di piacere.
Sentendomi al limite dell'orgasmo, intrruppi il bacio e mi alzai dal corpo sudato sotto di me. "Andiamo in camera da letto. Ti inculerò alla pazzia se è questo che vuoi!"
Aiutai il mio vicino di casa ad alzarsi e lo condussi in camera da letto.
Senza una parola scivolammo fuori dei nostri equipaggamenti di lotta e ci sdraiammo torace a torace sul letto. Presi un vasetto di lubrificante da sotto il letto e, mentre riprendevamo a baciarci, massaggiai il suo buco del culo ben disposto con la mia mano.
Carlo appoggiò il suo cazzo duro contro il mio e, interrompendo il bacio, guardò disperatamente nei miei occhi. "Per favore inculami papà. Voglio il tuo uccello nel mio sedere. Tuo figlio vuole dentro il tuo sperma. Fottimi ora!"
Ero intrigato dal ruolo che Carlo stava giocando, ma decisi di chiederglielo più tardi. Inginocchiandomi sul suo bel sedere, unsi il mio cazzo e lo feci scivolare profondamente nella sua condotta. Carlo allungò una mano ad afferrare il mio culo tirandomi ulteriormente nel suo buco del culo.
Mi abbassai pigiando il torace contro la schiena larga e muscolosa dell'uomo e spinsi il mio uccello nel suo buco caldo, schiaffeggiando le palle contro il suo sedere ed allungando le mani al suo torace per torcere e tirare i suoi grandi capezzoli scuri.
Volendo dare a Carlo ciò di cui aveva bisogno, ringhiai nel suo orecchio per tutto il tempo. "Sì, figlio. Ti sto fottendo dannatamento il culo! Sto per sparare il mio sperma così profondamente nel tuo culo che ne sentirai il sapore! Papà sta chiavando il tuo bel buco!"
Mentre continuavo a spingere nel suo culo sul letto, lui alzò le anche ad incontrare ogni spinta. Carlo cominciò a gemere: "Cazzo, papà mi stai tirando fuori la sborra! Mi stai facendo sparare, papà! Oh, Dio. Vengo. Sborro!"
Le parole di Carlo mi fecero partire, allagai il suo buco col mio sperma mentre lui sparava il suo carico sopra le lenzuola del letto. Sembrò che eiaculassi per sempre. Alla fine, lamentandomi di piacere, mi tolsi dal suo culo che mi mungeva e rotolai via mettendomi a giacere accanto a lui.
Carlo si girò verso di me con un sorriso trasognato. "E' stato grande!" Disse. "Quello di cui avevo bisogno!"
"Tuo papà ti inculava, non è vero?" Chiesi carezzando la sua larga chiena fradicia di sudore.
"Sì, lo faceva e mi piaceva. Era un'importante parte del nostro rapporto."
"E tu inculi i tuoi ragazzi, non è vero?" Chiesi.
Carlo sembrò essere colto dal panico per un minuto, ma il tono della mia voce e le mie carezze dovevano avere un effetto calmante.
"Sì, lo faccio. È come con mio papà. È per mostrare che li amo."
"Lo so." Risposi. "Anch'io ho 'giocato' con loro. Sono dei bravi ragazzi."
Carlo mi guardò interrogativaente.
"No, non li ho inculati." Spiegai rispondendo alla sua muta domanda. "Infatti sono stati loro ad inculare me. Non volevo invadere il tuo territorio."
Carlo sorrise di nuovo e, tirando la mia faccia alla sua, mi diede un altro bacio profondo. "Tutto ok, papà. Tu puoi fotterci ogni volta che vuoi."
Così dicendo chiuse gli occhi e si addormentò coccolato dalle mie braccia.
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  • Aggiunto il : 2016-01-16 05:53:52

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Bu Hikayeye Henüz Yorum Yazýlmamýþ
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