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Sorpresa

Capitolo I - Il fattorino del supermercato

Ero completamente nudo, sdraiato sul piccolo tavolo della mia cucina, le gambe sollevate verso il mio petto e ben divaricate: in piedi, proprio davanti al mio culo cos offerto, c'era Roberto, il fattorino del vicino supermercato; anche lui era completamente nudo ed aveva il suo bel cazzo stretto in una mano e stava per infilarmelo dentro, dopo che io gli c'avevo infilato il preservativo usando le mie labbra e che mi ero preparato ben bene il buco con l'adatto lubrificante.

Erano mesi che volevo assaggiare quel particolare cazzo e finalmente ci stavo per riuscire.

La prima volta che Roberto era venuto a casa mia per consegnarmi lo s**tolone con le provviste che avevo acquistato, ne rimasi letteralmente folgorato.

"Non c' pi Egidio?" gli chiesi.

"No, si licenziato tre giorni fa ed ora lo sostituisco io. Ecco, signor Manca, le spiace controllare che ci sia tutto e mettermi una firma qui?" mi disse lui con un sorriso cos bello che fin col conquistarmi completamente.

Gli detti cinquemila lire di mancia. Ringrazi con una altro bellissimo sorriso ed usc... ed io cominciai immediatamente a sognarlo ad occhi aperti.

Era un giovane uomo sulla trentina, bello di volto e con un corpo molto ben fatto, alto forse uno e ottanta, spalle larghe e vita stretta... ed aveva un sorriso caldo e luminoso. Aveva occhi blu belli e brillanti come due topazi, denti bianchissimi e regolari, un naso perfetto e due labbra che parevano dire "baciami, baciami!". Aveva capelli castano chiari, morbidamente ondulati. Indossava camicia e pantaloni di tela di jeans grigio perla ed i calzoni erano attillatissimi, mettendo cos in evidenza un bel pacco di tutto rispetto ed un culetto piccolo e sodo.
Insomma, roba da far venire l'acquolina in bocca, da far perdere i voti ad un eremita. Era molto diverso da Egidio, che era s simpatico, ma rotondetto, grassoccio e tutt'altro che attraente nonostante i suoi ventiquattro anni.

La settimana seguente, come avevo sperato per tutti quei giorni, Roberto torn a casa mia per consegnarmi i miei nuovi acquisti.

"Dove glieli posso posare, signor Manca?" mi chiese facendomi un cenno di saluto ed un bellissimo sorriso, quando gli aprii la porta.

"Qui in cucina, grazie. Ma non chiamarmi signor Manca. Mi chiamo Sandro. Penso che possiamo darci del tu, abbiamo circa la stessa et, no?"

"Beh... come vuoi... Sandro. Ma credo che tu sia abbastanza pi giovane di me. Io ho trentacinque anni."

"Te ne davo di meno... Io ne ho ventotto, comunque."

"Anche io te ne davo di meno."

"Beh, grazie. Ecco... tieni..." gli dissi e gli porsi di nuovo un biglietto da cinquemila lire.

"Sei generoso, tu, con le mance. Non necessario. Comunque... grazie."

In realt, ad Egidio non avevo mai dato pi di mille lire di mancia. Ma Roberto, col suo favoloso pacco, meritava sicuramente questa eccezione. E forse, nel mio subconscio, quella mancia generosa era un modo per garantirmi che venisse sempre lui a consegnarmi la roba.
Mi misi in testa che dovevo tentare di conquistarlo, ad ogni costo.

La terza settimana seppi che non era n sposato, n fidanzato.

"Neanche io ho intenzione di legarmi ad una donna..." buttai l con tono indifferente.
Lui sorrise e disse, annuendo: "Saggia decisione, Sandro. Le donne procurano solo grane."

"E poi... tra uomini ci si capisce molto meglio..." suggerii io.

"Beh, non sempre... ma a volte s", disse lui col suo solito incantevole sorriso.

Non osavo spingermi pi in l, per il momento. Non volevo farlo reagire nel modo sbagliato. Valeva la pena di prendere il mio tempo, pur di arrivare alla meta. E se anche non ci fossi mai arrivato, valeva la pena di prolungare il tempo in cui sognare di poterlo sedurre, conquistare.

La volta seguente, lui si guard intorno e mi disse: "Bella casa, la tua. Ci vivi da solo?"

"S, da solo. L'ho arredata io."

"Hai un ottimo gusto, mi piace davvero. Anche io vivo da solo, ma da me meno bello che qui."

Non accennava ad andarsene, allora pensai che aspettasse la mancia, perci gli porsi il consueto biglietto da cinquemila lire.

Ma questa volta, lui le rifiut: "No, Sandro, grazie. Non offenderti ma... mi danno una paga discreta l al supermercato e non giusto che tu ogni volta..."

"A me fa piacere. Tu sei sempre molto gentile con me e..."

" logico essere gentili con chi gentile, no? Beh, adesso devo andare, ho altre consegne da fare. A presto, Sandro."

Ah, il suo pacco fra le gambe, quanto lo desideravo. E non solo quello...

La settimana dopo arriv da me pi tardi del solito, erano quasi le sette di sera.

"Scusa, Sandro, se oggi ti ho portato la roba cos tardi, ma tu sei l'ultimo della lista. Cos poi posso andare direttamente a casa."

"Non devi prima passare al supermercato?"

"No, l'auto mia."

"Allora," azzardai io, "potresti fermarti un poco. Pensavo di offrirti un aperitivo, se lo gradisci."

"Beh, non vorrei disturbare, Sandro."

"No, anzi, per me un piacere" gli risposi offrendogli una sedia. "Ti andrebbe bene un Martini?"

"Ottimo, grazie." disse lui sedendo, le gambe un po' larghe.

"Bianco o rosso?"

"Bianco, grazie."

"Con o senza ghiaccio?"

"Senza..."

"Proprio come piace a me, allora." gli dissi versandone in due bicchieri.

Gli misi davanti il suo Martini e sedetti quasi di fronte a lui, in modo di poter guardare fra le sue gambe senza ostacoli.

"Ma tu che fai, come lavoro?" mi chiese mentre centellinava il suo aperitivo.

"L'insegnante di educazione fisica in un istituto professionale."

"Un bel lavoro, penso. Almeno sei sempre in perfetta forma fisica, no? Avevo notato che sei molto ben fatto."

"Anche tu sembri molto ben fatto, Roberto."

"Beh, per dovrei fare pi esercizio. Solo che quando torno a casa sono sempre piuttosto stanco e cos lascio perdere. Pensa che m'ero anche iscritto in una palestra, ma poi non ci sono andato quasi mai e cos ho solo buttato via i miei soldi."

"Senti, Roberto, perch non ti fermi a cena qui da me, stasera? Solo tu, solo io, almeno chiacchieriamo un po'" lanciai l io, cercando di dirlo con l'aria pi casuale possibile.

"Ti ringrazio, ma questa sera proprio non posso. Magari un'altra volta... volentieri."
Veniva sempre alla fine del suo turno, cos ogni volta si fermava un po' a chiacchierare con me. Io non mi decidevo a fare il passo decisivo e continuavo a girare attorno a quello che mi stava a cuore, ma lui non mi incoraggiava, n mi apriva spiragli che potessero farmi capire, sperare... ed io lo desideravo sempre pi.
Una sera, finalmente, accett di fermarsi a cena. Gli preparai i migliori manicaretti, cercando in qualche modo di impressionarlo. Mangi di gusto... io avrei mangiato lui. Dopo cena, gli proposi di guardarci un film col mio videoregistratore. Gli feci scegliere fra "My beautiful laundrette", "Senti chi parla" e "Laguna blu", sperando che scegliesse il primo.

Lui scelse "Laguna blu".

Alla fine del film comment: "Hanno scelto un bel ragazzo per la parte di lui. Lei invece mi pare un tipo un po' slavato."

"S, hai ragione. Bella la scena in cui il ragazzo si masturba, vero?"

"S, molto realistica. Ma chiss se il ragazzo lo faceva davvero? L'attore, voglio dire."

"Non credo. Non lo facevano vedere, in realt, ma solo intuire."

"Tu, a lezione, hai solo i maschi, vero?"

"Certo, per le ragazze c' una professoressa."

"Gi, proprio come ai miei tempi. Anche perch poi si faceva la doccia tutti insieme, nudi. E non di rado, a quell'et, ce l'avevamo dritto", disse Roberto ridacchiando.
Avrei dovuto forse cogliere la palla al balzo, ma non mi venne in mente nessuna battuta ragionevole, o almeno spiritosa, perci non dissi niente.

Lui continu: "Anche i tuoi ragazzi, qualche volta, ce l'avranno duro, no? Certe cose non cambiano."

"Certo, ma come professore devo far finta di non vedere: li metterei in imbarazzo, senn."

"Io non mi sentivo mai imbarazzato, n dei compagni, n del professore, anzi, ero piuttosto fiero delle mie erezioni, forse perch fisicamente ero piuttosto precoce ed anche ben sviluppato."

Questa volta la battuta mi venne prontamente: "Si vede ancora che sei davvero ben sviluppato, l", dissi ammiccando verso il suo pacco.

Lui rise... ed apr lievemente di pi le gambe. Fu un movimento quasi impercettibile, ma ero sicuro che l'avesse fatto.

Per lui poi cambi discorso e quella sera tutto fin l.

Un paio di settimane dopo, posati i pacchi come al solito in cucina, mi chiese dov'era il bagno. Lo accompagnai e gli mostrai la porta. Lui entr e chiuse. Io invece di tornare in cucina, m'inginocchiai davanti al buco della serratura e spiai dentro.

Riuscii a vedere le sue mani armeggiare per aprire la patta, tirar fuori un uccello da mille e una notte, prenderlo in mano e dirigere il getto verso il water. La mano, purtroppo, lo copriva quasi completamente, ma, finito, lo scosse e, mentre se lo rimetteva dentro, ne ebbi un'altra discreta, anche se fugace, visione. Mi rialzai in fretta e senza far rumore ritornai in cucina. Il cuore mi batteva a cento all'ora.
Arriv anche lui. "Ho visto che non hai la vasca nel tuo bagno, hai solo la doccia" disse sedendo di nuovo accanto al tavolo.

"S, io preferisco la doccia. pi igienica ed anche pi piacevole, secondo me."

"Gi, io ho solo una vasca corta, quelle in cui si deve stare seduti. Non granch."

"Se qualche volta ti andasse di farti una bella doccia, magari quando smonti dal lavoro, potresti approfittare della mia" suggerii io, speranzoso.

"Grazie" disse lui, "Chiss che qualche volta non te lo chieda davvero."

Aveva sempre quel suo bel pacco voluminoso, sedeva sempre con le gambe aperte... ed io avevo sempre pi l'acquolina in bocca. Perch non mi decidevo ad inginocchiarmi fra le sue gambe divaricate e non gli chiedevo di lasciarmelo succhiare?

Forse perch temevo che mi desse un cazzotto e che non tornasse pi da me.

Lo invitai di nuovo a cena. Accett e questa volta arriv con un vassoio di pasticcini.

"Non dovevi disturbarti" dissi io.

" che io sono un po' goloso e cos ho una buona scusa per sfogarmi, ogni tanto", mi disse lui con un sorriso accattivante.

Ci mettemmo a tavola: mentre mangiavamo, ad un certo punto gli cadde un pezzo di peperone sott'olio sulla patta.

"Cazzo, mi sono macchiato!" fece lui, cercando di ripulirsi con la salvietta.

"Niente di grave, aspetta che prendo lo smacchiatore e vedrai che va via subito."

Andai in bagno e tornai col flacone dello smacchiatore.

"Sai come si usa?" gli chiesi.

"No, non l'ho mai usato..."

"Allora ti spiego..."

"Non pi semplice se me lo metti tu?" disse lui allora, con l'aria pi naturale del mondo.

"Come vuoi..." risposi io un po' emozionato e mi inginocchiai accanto a lui.
Roberto si gir verso di me, allarg le gambe e mi indic la macchia che era proprio al centro del bozzo che mi faceva tanto gola. Quando cominciai a spargerci col tampone del flacone il liquido smacchiatore, mi tremava quasi la mano. Lui mi lasciava fare, tranquillo, e io continuavo a passare e ripassare col tampone sul pacco rigonfio, pensando che avrei preferito passarci e ripassarci piuttosto le mie dita o magari la mia lingua.

Forse c'ero passato sopra troppe volte, fatto sta che il liquido era passato oltre la stoffa ed era arrivato fino ai suoi genitali. Lui allora si alz in piedi di botto, facendomi quasi volar via il flacone dalle mani.

Disse, tutto agitato: "Cazzo! Brucia! Oh cazzo... ma che roba ?"

"Oddio, trielina, credo, ma non so... non ci ho pensato, scusami!"

"Cazzo, quanto brucia! Scusami, ma mi devo levare i calzoni, senn non resisto!", disse e, senza aspettare una mia risposta, si apr la cerniera e se li abbass assieme alle mutande con un gesto secco, restandomi l davanti col suo meraviglioso cazzo scoperto e semieretto.
Vista la direzione del mio sguardo, si guard e ridacchiando mi disse: "Scusa, Sandro, spero che non ti scandalizzi, ma... il bruciore me l'ha fatto quasi rizzare."

"Vedo... mi dispiace. Brucia ancora?"

"Un po'... forse me lo dovrei lavare."

"Aspetta, ti porto subito le salviettine per l'igiene intima. Sono impregnate del liquido giusto."

Corsi in bagno e tornai con la confezione in mano. Il suo uccello ora era dritto come un fuso.

Non so dove ho trovato il coraggio, ma gli dissi: "Vuoi che te lo ripulisca io?"
Lui mi guard dritto negli occhi, un po' sorpreso, ma mi disse: "S, grazie... io non le ho mai usate. Tu sai come si usano, no?"

Mi sentii tremare per l'emozione. Mi inginocchiai davanti a lui, estrassi dal barattolo una salviettina e gli dissi: "Scusa, eh..." prendendo su una mano quel suo prodigioso palo e con l'altra passando delicatamente la salvietta inumidita sulla parte superiore.
Era sodo, turgido, duro eppure, gradevolmente soffice sulla mia mano. Era come un sogno.
Sentivo che il mio cazzo cominciava a premere con crescente vigore dentro alle mie mutande.

"Come va?" gli chiesi per rompere l'imbarazzante silenzio.

"Un po' meglio... ma brucia ancora un po'."

"Aspetta, forse meglio che ce ne passo un'altra", dissi e ricominciai a detergere delicatamente la pelle del suo straordinario uccello con una nuova salviettina.
Il suo arnese sar stato lungo ventidue o ventitr centimetri ed era dritto, liscio e circonciso. Lo sentivo fremere sulla mia mano. Dio che emozione!

"Ti faccio male?", chiesi.

"No, no... hai delle mani delicatissime e comincio a sentire meno bruciore ma... forse meglio se continui" mi rispose e il suo cazzo palpit di nuovo sulla mia mano.

"Sei circonciso. Come mai?", gli chiesi.

"Una fimosi, da ragazzo. Non riuscivo a scappellarlo per pulirlo e, sai... ogni volta che mi facevo una sega mi faceva un male boia", mi spieg lui ridacchiando.

"Te ne facevi molte?" gli chiesi io allora, continuando a detergerlo delicatamente.

"Beh, s... e anche ora... quando uno solo, sai com'..." rispose lui e il suo uccello ebbe un breve guizzo.

Allora, finalmente mi decisi. Posai la salviettina senza togliere la mano di sotto a quella splendida mazza, gli posai sopra l'altra mano quasi a mo' di sandwich, avvicinai la testa e cominciai a leccarne delicatamente il glande grosso e liscio che sporgeva dalle mie mani. L'uccello sobbalz, ma lui non si sottrasse e non disse nulla.

Incoraggiato dalla sua assenza di reazione, ma col cuore che mi batteva come una grancassa, schiusi le labbra e glielo presi in bocca. Tolsi le mani ed allora lui cominci a spingere lentamente il bacino in avanti facendomelo scivolare tutto in bocca. Io ero raggiante e talmente eccitato che rischiavo di venirmi nei calzoni.
Cos, cominciai a prodigarmi in uno dei migliori pompini della mia vita, con tutta la mia arte e con devota dedizione; mentre le mie labbra andavano avanti e dietro su quella meravigliosa colonna di carne, lo succhiavo, muovevo la lingua per titillarlo e con una mano gli carezzavo i grossi testicoli, mentre con l'altra gli carezzavo le natiche.

Lui dopo un po' acceler il ritmo, mettendomi le mani sulla testa per tenerla ferma e fottendomi in bocca con rapidi movimenti del bacino. Io ero letteralmente al settimo cielo. D'improvviso, lo sentii irrigidirsi e me lo spinse fino in gola. Lo sentii vibrare nella mia bocca, e contro la mia lingua, sentii l'ondata di piena che saliva, che traboccava e mi inebriai del suo soavissimo liquore, bevendolo tutto a grandi sorsate golose.

Lo tenni in bocca anche quando mi resi conto che il suo orgasmo era finito, succhiandogli fuori le ultime gocce, mentre il suo prodigioso uccello tornava lentamente alle dimensioni di riposo. Lui allora lo sfil. Presi un fazzolettino di carta e glielo ripulii accuratamente. Poi mi rialzai.

I nostri occhi si incontrarono e io gli chiesi: "Ti piaciuto, Roberto?"

Lui mi sorrise maliziosamente, si rimise a posto mutande e pantaloni e mi disse: "Mica bruciava per niente, lo smacchiatore... che... speravo proprio che succedesse qualcosa del genere."

Mi misi a ridere e gli dissi: "Beh, allora, adesso che so che ti piace, faremo in modo che succeda pi spesso, anche senza bisogno di inventare scuse."

"Ottimo. Ma a te piaciuto, Sandro?"

"Eccome! Lo desideravo dal primo giorno che t'ho visto."

"Me l'immaginavo, avevo avuto questa impressione, ma non ero sicuro. Ce n'hai messo a deciderti, per!"

Cos, la volta dopo, appena arrivato a casa mia, gli dissi: "Senti, Roberto, ti va se ci spogliamo nudi e me lo metti in culo?"

Gli brillarono gli occhi e per tutta risposta, pos i pacchi della spesa e cominci subito a spogliarsi, l in cucina. In un primo momento, avevo pensato di portarmelo a letto, ma poi pensai che era pi divertente se mi prendeva proprio l. Mi denudai anch'io, glielo succhiai per un po'.
Presi il preservativo che avevo gi preparato e, usando solo la mia bocca e le mie labbra, glielo infilai sul suo bel palo turgido. Poi mi stesi sul tavolo della cucina offrendomi alla sua penetrazione. Lui era l, eccitatissimo e pronto a prendermi.
Tirai le gambe di fianco al petto, offrendogi cos il mio sedere: non vedevo l'ora di sentire tutto dentro di me quel suo bellissimo arnese gi completamente in tiro. Lui mi sorrise.

"Ne hai proprio voglia, eh?" mi chiese con aria maliziosa.

"Perch, tu no?" ribattei io.

"Altroch se ne ho voglia! Hai un bel corpo e uno splendido culetto... non vedo l'ora di assaggiarlo."

"Datti da fare, allora..." lo incoraggiai io.

Avanz verso di me mettendosi in piedi davanti al culetto che gli stavo offrendo, si prese il membro in mano, lo punt sul mio buco fremente, mi afferr per la vita e mi inforc con un gran colpo di reni, che fece persino spostare il tavolinetto della cucina. Sempre tenendomi per la vita, dette un secondo colpo, poi un terzo, finch le sue palle sbatterono con forza contro le mie natiche. Allora si ferm un attimo, mi guard con un sorriso compiaciuto e finalmente cominci a martellarmi dentro con vigore.

Io tremavo per l'eccitazione, raramente ero stato preso con tale veemenza e foga da tanto cazzo! E in un modo cos piacevole. Era evidente che era esperto nell'arte di inculare, sicuramente non era la sua prima volta. Non sapevo, n mi fregava niente, se prima di me avesse inculato femmine o maschi. L'importante era solo che lo stesse facendo a me e che lo stesse facendo cos bene.

A me normalmente piace sia metterlo che prenderlo, ma mi sarebbe stato bene anche se lui me l'avesse solo messo. Era un vero torello da monta. Ed era evidente che gli stava piacendo parecchio prendermi. Tutti e due sottolineavamo i suoi affondi con gemiti rochi di intenso piacere.

Ma ad un tratto il campanello della porta d'ingresso suon.

"Aspetti qualcuno?" mi chiese lui, fermandosi.

"No, continua. Non ho intenzione di rispondere", gli dissi con un tono di urgenza nella voce.

Lui non aveva certo bisogno che io insistessi, mi sorrise con aria complice e riprese a fottermi di gusto. Mi sentivo letteralmente in paradiso. Avevo trovato uno che non solo era bello, ma che ci sapeva anche fare sul serio. Tutti i muscoli del suo petto e del suo ventre guizzavano ad ogni spinta che mi dava, era uno spettacolo guardarlo, era altamente erotico.

Il campanello suon di nuovo e questa volta con insistenza, ma fortunatamente Roberto continu imperterrito a martellarmi dentro, con mio e suo grandissimo gusto; mentre finalmente venivamo tutti e due, il campanello suon di nuovo, a lungo. Roberto si scaric in me strizzandomi i capezzoli, mentre i miei schizzi irroravano il mio petto e qualche goccia colava anche sulla mia faccia ed oltre.

"Cazzo, che goduta, Sandro!" disse lui mentre si sfilava da me ansimante e soddisfatto.

"A chi lo dici!" replicai io sorridendogli.

Scesi dal tavolo e presi uno strofinaccio pulito per ripulirmi del mio seme.

"Sai, non so se mi piace di pi la tua bocca o il tuo culo", disse lui mentre cominciava a rivestirsi.

"Beh, sono tutti e due a tua completa disposizione, Roberto, ogni volta che te ne viene la voglia."

"Ottimo. Tu sei il maschio pi arrapante con cui abbia mai scopato" mi disse tirandomi a s e baciandomi profondamente in bocca.

E il campanello suon di nuovo.

"Ma chi cazzo pu essere a quest'ora?" dissi io rivestendomi a mia volta.

"Beh, sono solo le otto. Non aspetti nessuno?"

"Ma no! N amici, n parenti, n amanti, te l'ho detto."

"Beh, io comunque adesso vado. Ci rivediamo la prossima settimana?"

"Sicuro. Ti aspetto", gli dissi accompagnandolo alla porta.

Prima di aprirla, lui mi baci di nuovo in bocca. Quando infine aprii per farlo uscire, mi trovai di fronte i miei due nipoti Marco e Andrea, i figli di mia sorella.
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  • Aggiunto il : 2016-01-16 05:53:15

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